Il nostro Pianeta è un’edizione limitata”, qualcuno usa la versione inglese di questa espressione per descrivere su Instagram i luoghi più belli e incontaminati della Terra. Nella sua semplicità, il messaggio che porta questa frase è molto chiaro: viviamo in un ambiente le cui risorse sono limitate e perciò vanno usate con intelligenza, in maniera critica. Detto altrimenti, dobbiamo prenderci cura dell’ambiente.

La buona notizia è che questa esigenza, negli anni, è diventata consapevolezza, spingendo anche istituzioni e personaggi pubblici a prendere posizioni decise sull’argomento: dal Papa con la sua enciclica “verde” al Ministero dell’Ambiente, che ha lanciato le Linee Guida per l’introduzione dell’educazione ambientale a scuola, tutti promuovono e invocano un nuovo modello produttivo sostenibile.

Come sempre quando si tratta di cambiamenti sociali, il luogo migliore per cominciare è proprio la scuola, perché le nuove generazioni - quelle ancora da formare - sono le più pronte ad abbracciare nuovi modelli e nuovi comportamenti e sono in grado di trasmetterli poi anche ai propri genitori.
 

L’educazione ambientale è il processo attraverso cui le persone acquisiscono consapevolezza e attenzione verso l’ambiente in cui si muovono e intraprendono comportamenti sostenibili. Scambiandosi informazioni, conoscenze ed esperienze, diventano in grado di agire, da soli o insieme, per risolvere i problemi attuali e futuri.
 

L’argomento è così attuale che l’educazione ambientale potrebbe diventare in futuro una materia di studio ufficiale. In Italia il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha lanciato nel 2015 il programma La Buona Scuola con il quale intende promuovere all’interno degli istituti (dalla scuola dell’infanzia fino alla secondaria) percorsi di educazione sostenibile, integrati all’insegnamento delle materie tradizionali.
 

Nelle scuole si parlerà sempre di più di tutela del territorio e delle acque, di cambiamenti climatici, di biodiversità e di come migliorare la qualità della vita di chi vive in città. In attesa di vedere comparire la voce Educazione Ambientale negli orari scolastici, molte scuole hanno già avviato singolarmente progetti e laboratori per insegnare come non sprecare cibo, come riciclare e fare la raccolta differenziata e come ridurre l’inquinamento. E i risultati sono più che buoni: i bambini dimostrano impegno ed entusiasmo nell’apprendimento di queste materie.
 

Ma l’educazione ambientale non passa solo dalle istituzioni scolastiche. Legambiente ha dei centri di Educazione Ambientale su tutto il territorio nazionale rivolti anche agli adulti che insegnano le pratiche per uno sviluppo sostenibile e per la conservazione delle risorse. Il WWF promuove corsi per le scuole, ma anche corsi di aggiornamento per i docenti, mentre Regione Lombardia si è impegnata nel sostegno organizzativo, tecnico e scientifico dell’insegnamento di comportamenti sostenibili.

La cura dell’ambiente però non ha età, interessa tutti. È importante che chiunque, prima che sia troppo tardi, prenda coscienza della fragilità dell’ambiente e che dedichi parte del proprio tempo per diventare un cittadino migliore.

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