Otto miliardi e mezzo di euro ogni anno finiscono nella spazzatura. O meglio questo è il valore del cibo che sprechiamo. Il problema dello spreco alimentare è così urgente che nel 2013 il ministero per l’Ambiente ha istituito una Giornata di prevenzione, che cade ogni anno il 5 febbraio.

Da dove viene lo spreco?

Coinvolti sono tutti i passaggi e i soggetti della filiera, purtroppo. Lo spreco inizia nell’industria agricola e in quella di trasformazione del cibo, ma a sprecare - tanto - sono anche la distribuzione, i ristoranti e noi singoli cittadini nelle nostre case. Ogni giorno una persona butta in media più di un etto di cibo, prevalentemente verdure. A fine anno si arriva a 36,9 kg, pari a circa 250 €. A livello nazionale sprechiamo 2,2 milioni di tonnellate di cibo all’anno.

Italiani brava gente

La buona notizia è che noi italiani stiamo diventando più bravi: se nel 2016 il report di Waste Watcher aveva quantificato il valore dello spreco in 16 miliardi di euro, pari all’1% del Pil, nel 2017 siamo scesi a 8 miliardi e mezzo con un’incidenza dell’0,6%. Insomma il problema c’è ancora, ma l’informazione e la prevenzione sembrano dare i loro primi frutti. E così l’81% degli italiani (fonte: Waste Watcher) ha dichiarato di essere consapevole che il cambiamento deve avvenire in famiglia, ma in realtà dall'indagine risultano particolarmente “sprecone” le scuole e la grande distribuzione.
 

Anche la legge Gadda sullo spreco alimentare ha fatto il suo, permettendo di recuperare gli avanzi e gli scarti a favore di banchi alimentari e onlus impegnate nella distribuzione del cibo a senzatetto e persone in difficoltà.
 

Un problema globale

Ma se lo spreco in termini economici ci spaventa, dovremmo iniziare a pensare anche all’impatto ambientale dello spreco alimentare. Produrre più di quanto sia necessario, dover smaltire quantità di imballaggi e utilizzare risorse in maniera intensiva sono un problema che urgente che non si può più ignorare.
 

Ecco quindi come possiamo combattere lo spreco alimentare
 

  • Impariamo a fare spese più intelligenti, acquistando solo quello di cui abbiamo bisogno, quando ne abbiamo bisogno. Mentre siamo al supermercato pensiamo a quante volte mangeremo a casa nei giorni successivi e compriamo solo il necessario per quel numero di pasti.
     

  • Compriamo prodotti sfusi quando possibile, non solo per evitare di usare e gettare imballaggi, ma anche per poter decidere la quantità giusta.
     

  • Impariamo a conservare i cibi nel modo giusto per farli durare il più possibile.
     

  • Impariamo a non sprecare, utilizzando avanzi per preparare piatti, come omelette, paste ripiene, torte salate, zuppe. Lisa Casali, scienziata ambientale e blogger, da anni è impegnata ad azzerare gli sprechi e ottimizzare al massimo ingredienti acqua ed energia. Su Instagram (@ecocucina) suggerisce ricette per cucinare con gli scarti, che andrebbero consumati entro tre giorni.
     

  • Occhio alla data di scadenza: quando leggiamo “preferibilmente” significa che i cibi possono essere consumati anche qualche giorno dopo la data indicata. Annusare e assaggiare è il modo migliore per stabilire se il cibo è andato a male.
     

  • Attenzione all’acqua. L’acqua va sempre usata con attenzione, possiamo recuperare e riutilizzare quella di cottura.
     

  • Esistono piattaforme online o app che mettono in contatto rivenditori e clienti con lo scopo di non sprecare cibo. I negozianti segnalano i cibi in scadenza a un prezzo scontato, liberandosi delle eccedenze, mentre noi consumatori abbiamo accesso a cibo fresco scontato. Esempi sono Last Minute Sotto Casa e MyFoody, startup innovativa a vocazione sociale, che permette di risparmiare più del 50% sulla spesa nei supermercati.
     

Non sprecare si può ed è più facile di quanto si pensi!

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